"A che pensi?" chiese Lola.
"A nulla"
"Si pensa sempre a qualcosa" [...]
Lola pose la sua mano sulla testa di Boris:
"Mi domando sempre cosa c'è qua dentro", disse. "Mi fa paura".
"Perché? Ti giuro che è innocente" disse ridendo Boris.
"Si, ma non so spiegarmi... E' una cosa che vien da sola. Io non c'entro affatto. Ogni tuo pensiero è una piccola fuga"
[...]
C'era questo, i fanciulli che correvano in disordine, gli stessi da cento anni, il medesimo sole sulle regine di gesso dalle dita spezzate, e tutti quegli alberi; c'era Sara e la sua vestaglia gialla. Marcella incinta, il danaro. Tutto questo era perfettamente naturale, così "normale", così le Spagne, i castelli in Spagna erano... Che cosa? Una tiepida piccola religione laica per mio uso e consumo? Il discreto e serafico accompagnamento della mia vera vita? Un alibi? Così mi vedono Daniel, Marcella, Brunet, Giacomo: colui che vuole essere libero. Mangia, beve come tutti gli altri, è impiegato dello Stato, non si preoccupa della politica, legge L'Ouvre e Le Populaire, ha preoccupazioni finanziarie. Soltanto vuole essere libero, come altri vogliono una collezione di francobolli. L alibertà è il suo giardino segreto: la sua piccola convivenza con se stesso.
(Matteo)
[...]
"Essere libero. Essere causa di se stessi, poter dire: io sono perché lo voglio; essere l'inizio di me stesso." Erano parole vuote e retoriche, irritanti parole da intellettuale.
(Matteo)
Jean-Paul Sartre
L'Età della Ragione
sabato 8 novembre 2008
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