mercoledì 31 dicembre 2008

Be Here Now.







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Gli era già successo di perdere la testa per qualcuna,
ma mai di sentirsi decapitato.

David Foster Wallace - Infinte Jest

domenica 14 dicembre 2008

Kafka

Thank God we have Kafka.

Da "Colloqui con Kafka" - Gustav Janouch

Passarono due settimane senza che ci vedessimo. Poi gli elencai i libri che nel frattempo avevo divorati.

Kafka sorrise: - Dalla vita si possono estrarre molti libri con relativa facilità, ma dai pochi libri ben poca, pochissima vita.

- Dunque la letteratura è un cattivo mezzo di conservazione, osservai.

Egli rise e approvò.

I bei ricordi hanno un miglior sapore se conditi di tristezza. Io dunque non sono triste, ma solo desideroso di godere. […] Quando penso che di musica, di questo amore dei miei migliori amici, non capisco niente, mi prende una dolceamara tristezza. E’ soltanto un alito di vento, un soffio di morte, ma sparisce subito. Eppure, capisco quanto mi siano infinitamente lontani persino gli uomini più vicini e allora il mio viso assume quell’espressione cattiva che lei mi deve perdonare.

- Non è arte quella verità che sta e resta al di fuori di noi: questa non ha e non può avere alcun valore come arte; questa non è e non può essere che cieca imitazione della natura, quindi semplice riproduzione materiale. La materia deve invece essere elaborata dal pensiero per salire a forma d’arte durevole.

Kafka mi porse il libro, guardò un instante nel vuoto e disse con vivacità: - La materia deve essere elaborata dal pensiero. Che vuol dire? Vuol dire esperienza, nient’altro che esperienza e lo smaltimento di essa. Questo conta.


Franz Kafka fu il primo uomo che abbia preso sul serio la mia vita interiore, che mi abbia parlato come si parla con un adulto e così abbia rafforzato la coscienza di me stesso. Il suo interessamento per me fu un dono prezioso e io me ne sono reso conto sempre. Anzi, una volta gliene parlai addirittura.

- Ma io non le rubo il suo tempo? Sono molto stupido. Lei mi dà tanto e io non le do niente.

A queste parole Kafka rimase imbarazzato.

- Un momento, un momento, disse per sviarmi, Lei è un ragazzo non un predone. Io le regalo volentieri il mio tempo che del resto non è neanche mio, ma dell’Istituto Assicurazioni. A questo lo rubiamo tutti e due. Non è una cosa meravigliosa? E lei non è affatto stupido. Dunque desista da codesti discorsi coi quali mi costringerebbe a confessare che la dedizione e la comprensione della sua giovinezza mi danno piacere.

martedì 9 dicembre 2008

We are The Puritans and We're Coming

http://www.vitaminic.it/2008/12/casador-the-puritans-ep-homesleep/



The True Story of Damocles - The Puritans Ep.
in the songs of mr Alessandro Raina, as Casador.

Damocles not Included, anyway.

In Streaming su vitaminic.it
Dal 15 Dicembre scaricabile da homesleep records.


Con tutta questa pubblicità, Alessandro, mi dovrai dare una percentuale.
(e mi accontento del 60%, ad ogni modo).

martedì 2 dicembre 2008

J-P S.

"Tu sei andato per la tua strada" disse Brunet "sei figlio di borghesi, non potevi venire da noi così, hai dovuto liberarti. Ora sei libero. Ma a cosa serve la libertà, se non per impegnarsi? Hai impiegato 34 anni a ripulirti e il risultato è il vuoto. Sei uno strano tipo, sai" proseguì con un amichevole sorriso " Vivi in aria, hai spezzato quello che ti attaccava alla borghesia, non hai alcun legame con il proletariato, ondeggi(...) un assente. Non deve essere sempre piacevole"
(...)
"Hai rinunciato a tutto per essere libero. Fa' ancora un passo, rinuncia anche alla tua libertà: e tutto ti sarà reso".

[...]
"Sai dove mi manderanno? Dinanzi alla linea Maginot: è la morte sicura".
"E allora?"
"Non è la stessa cosa, è il rischio che uno si assume. Ormai nulla può togliere alla mia vita il suo significato, nulla può impedirle di essere un destino."[...]

[...]
"Non ho nulla da difendere. Non mi posso vantare della mia vita e non ho u soldo. La mia libertà? Mi pesa: sono anni che sono libero per nulla. Crepo dalla voglia di barattarla una volta per sempre con una certezza. Non chiederei altro che lavorare per voi, mi divagherebbe, ho bisogno di dimenticarmi un poco. E poi penso come te che non si è uoomo fintantoché non si è trovato qualcosa per cui si accetterebbe di morire"

Jean-Paul Sartre.
L'età della ragione

See my bookshelf
www.anobii.com/aurevoiralbion/books

Tirez sur le pianiste


Ogni tanto bisogna concedersi qualche momento di bellezza.
E allora arriva in soccorso Truffaut.



Parlando di bellezza...


Noi cerchiamo la bellezza ovunque.

E passiamo spesso il tempo così,
senza utilità (quella che piace a voi)
senza utilità (perché non serve a noi)

Marlene Kuntz

What's the Story?

Maybe I don't really want to know
How your garden grows
I just want to fly
Lately did you ever feel the pain
In the morning rain
As it soaks it to the bone

Maybe I just want to fly
I want to live I don't want to die
Maybe I just want to breath
Maybe I just don't believe
Maybe you're the same as me
We see things they'll never see
You and I are gonna live forever


24 Febbraio 2009.
Oasis, Mandela Forum.
Firenze.
Sìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsìsì.
Oh, Yeah.

lunedì 1 dicembre 2008

Il Periodo Ipotetico

Grazie a amorfou.blogspot.com
Ancora un post su questa canzone, perché se si ama, si ama pienamente.


Se ci fosse un luogo abbandonato a sè.. lo potremmo prendere..

Se bastasse un tiepido congedo a risarcire i giorni che ti ho sequestrato

Se ci fosse un giorno da santificare sul tuo viso,
sulla delusione che ti ho consegnato
Se ci fosse un porto verso cui virare lo prenoterei
nei pochi giorni liberi

Ma passerà, sì passerà
questo pallore che ci rende così simili da perderci
Ma passerà, sì passerà

Se ci fosse un pianto da sacrificare sul mio viso,
sulla delusione che mi hai riservato
Se bastasse un cuore per ricominciare te lo donerei nei pochi giorni liberi

Ma passerà, sì passerà
questo pallore che ci rende così simili da perderci
Ma passerà, sì passerà
questo pallore che ci rende così simili da non distinguerci



E' una canzone, una lettera d'amore e di scuse, ispirata alle parole che una giovane donna scrisse al figlio che non ebbe la volontà e la possibilità di mettere al mondo. Siamo nel 1970. L'Italia è un paese dilaniato da forze eversive, da una tensione ideologica prossima alla follia, una violenza che credeva sopita con la liberazione e i regolamenti di conti del dopoguerra. Adele e Paolo si sono lasciati da meno di un anno. Lei porta in grembo un segreto, un evento che troverà il coraggio di confidare solo venticinque anni dopo. Non se la sente, e attorno a sè trova
una società sconvolta, senza comprensori, senza istituti adeguati ad accogliere un così intimo tormento.

A parole sono tutti disposti a scendere in campo, nella realtà gli opposti estremismi si fronteggiano a colpi di chiusure radicali e clandestinità. Sono poche le voci lucide, e una ragazza è di fatto costretta a rischiare la vita per non mettere al mondo un orfano.
Mi piace ricordare Brunella Gasperini, una limpida voce di quel tempo in cui su un tabloid come Novella 2000, che oggi racconta nient'altroche sconcezze, ella scriveva insieme a Camilla Cederna di disagi dei giovani, affrontando temi angoscianti con leggerezza e ironia, senza banalità.
Progressista, appoggiava le campagne di emancipazione, il divorzio, l'aborto. Parlava alle donne introducendo nel 'lessico famigliare' una parola nuova e forte: indipendenza. Mentale, economica, sociale. Lontana dall'isteria e dalla bruttezza delle femministe radicali, la Gasperini parlava alle femmine e ai maschi cercando di riportare sulla terra i temi dell'intimità e rompere la paranoia dei conflitti generazionali.

Un tempo gli scrittori parlavano al popolo 'anche' dalle colonne dei taboid. Quante madri, quante mogli hanno trovato un millimetro di tregua dalle vessazioni domestiche di uomini/capra, quanti ragazzi hanno imparato che il sesso non era una cosa per porci leggendo la Cederna su Novella 2000 ? Non pochi. Ma ancor di piu' sono quelli che oggi,sulla stessa rivista, mangiano con gli occhi i perizomi delle veline che spuntano dai jeans o sognano le slinguate fashion al Billionaire. I giornali sono gli stessi ma oggi gli scrittori non ci scrivono piu'.

Ricordo le parole di Adele sulla sua giovinezza, di conflitti fra ideali e realtà, in un mondo che "di noi e del sesso aveva paura". Quella paura che non è sopita oggi. Tempo fa mi fece leggere un articolo che Pasolini pubblicò sul Corriere della Sera del 1975, dal titolo "Sono conto l'aborto". La legge sull'interruzione di gravidanza fu approvata solo tre anni dopo. "Allora maledii Pier Paolo" mi disse "perchè non capivo come potesse condividere la causa di quei catto-fascisti da lui tanto detestati. Ma sbagliavo. Non capivo quanto temesse che l'aborto diventasse semplicemente un anticoncezionale come gli altri. L'ultima spiaggia. Non capivo quanto in realtà il suo terrore fosse la banalizzazione del sesso, la sua trasformazione in un ennesimo soggetto del consumismo sfrenato, in abitudine di massa, senza attenzioni reciproche, senza pienezza, senza amore".